Naturopatia

Prima visita naturopatica: cosa aspettarsi dal colloquio

Hai prenotato e ora ti chiedi cosa succederà davvero in studio. Ecco come si svolge il colloquio, che tipo di domande ti aspettano e cosa ha senso portare con te.

Hai preso appuntamento, hai chiuso la chiamata e adesso ti gira in testa una domanda precisa: prima visita naturopatica cosa aspettarsi, in concreto. Ti sdrai su un lettino? Ti dicono che cosa hai? Devi portare le analisi? Capisco l'imbarazzo, perché nessuno ti ha mai spiegato come funziona, e l'idea di raccontare a una sconosciuta come dormi e come digerisci non è esattamente rilassante. Allora togliamoci il dubbio con ordine.

Prima visita naturopatica: cosa aspettarsi, in breve

Un colloquio lungo e dettagliato, non una diagnosi. Ti vengono chieste abitudini, sonno, alimentazione, digestione, ritmi di lavoro ed emozioni ricorrenti. Possono essere usate osservazioni come l'iridologia. Alla fine ricevi indicazioni su stile di vita e rimedi naturali di supporto, mai sostitutivi delle cure del tuo medico. Nessun farmaco viene toccato o modificato.

Come si svolge il colloquio

Si parla. Molto, e questa è la parte che sorprende quasi tutti. Chi arriva in studio a Colleferro (o si collega online, che per il colloquio funziona benissimo) si aspetta spesso una procedura: entri, ti osservano, ti consegnano un foglio con le cose da prendere. Invece il primo incontro assomiglia a una conversazione guidata, con me che faccio domande e prendo appunti, e tu che racconti.

C'è un motivo pratico. La persona che mi dice "sono sempre stanca" può avere davanti a sé venti storie diverse: chi si sveglia già svuotato, chi crolla alle tre del pomeriggio, chi sta bene fino a domenica sera e poi si spegne. Sono situazioni che si somigliano solo nella parola stanchezza. Se non ti chiedo quando arriva, come arriva e da quanto va avanti, sto lavorando al buio.

Il colloquio si muove per cerchi concentrici. Si parte da quello che ti ha portato qui, si allarga alla giornata tipo, si scende nel dettaglio dove serve. Non c'è un modulo da compilare in dieci minuti. Se ti commuovi mentre racconti qualcosa, ci fermiamo un attimo: succede più spesso di quanto immagini, soprattutto quando il corpo porta addosso un periodo pesante.

Possono entrare in gioco anche strumenti di osservazione come l'iridologia, che nella naturopatia si usa per leggere terreno e tendenze costituzionali, non per individuare malattie. Te lo spiego mentre lo faccio. Non ci sono passaggi misteriosi e non ti viene chiesto di credere a nulla.

Le domande che ti vengono fatte (e perché a volte sembrano strane)

Alcune te le aspetti. Altre ti faranno alzare un sopracciglio. Ecco le aree che tocchiamo quasi sempre:

  • Il sonno. A che ora ti addormenti, quanto ci metti, se ti svegli e a che ora, come ti senti nella prima mezz'ora dopo la sveglia.
  • La digestione. Gonfiore, pesantezza, regolarità intestinale, come stai dopo i pasti. So che è la parte meno elegante del discorso, ed è anche una delle più informative.
  • Come mangi davvero. Non come vorresti mangiare. A che ora, in piedi o seduto, da solo o di corsa, quanti caffè, quanta acqua, cosa salti.
  • Il movimento e le pause. Quanto ti muovi, quanto stai fermo, se esiste nella tua settimana un momento in cui non stai facendo niente per nessuno.
  • Il carico emotivo e lavorativo. Cambiamenti recenti, lutti, traslochi, turni, un figlio piccolo, un genitore da assistere. Il corpo tiene il conto di queste cose.
  • La storia. Da quando dura, che cosa è cambiato nel periodo in cui è iniziato, che cosa hai già provato e con quale risultato.

Ti chiederò anche se sei seguito dal medico e che cosa assumi. Non per sindacare, ma perché alcuni rimedi naturali, oli essenziali compresi, non vanno abbinati a certe terapie o a certe condizioni, e questa informazione mi serve prima di parlare di qualunque cosa. Se una risposta non la sai, va bene dire "non lo so". Non è un esame.

Cosa portare alla prima visita naturopatica

Poco, e utile. Se hai esami del sangue recenti o referti che il medico ti ha commentato, portali: mi aiutano a farmi un'idea del quadro generale e a capire dove il mio lavoro non deve entrare. La lista di farmaci e integratori che stai prendendo è la cosa che chiedo più spesso e che quasi nessuno ricorda a memoria, quindi una foto delle scatole risolve il problema in dieci secondi.

Poi c'è una cosa che vale più di ogni referto: qualche giorno di osservazione su di te. Prima dell'appuntamento, prova ad annotare sul telefono a che ora vai a letto, quando arriva il calo di energia, che cosa hai mangiato, come è andata la digestione. Tre o quattro giorni bastano. Chi arriva con questi appunti mi dà in cinque minuti quello che altrimenti ricostruiamo a fatica, perché la memoria del proprio corpo è sorprendentemente inaffidabile: siamo convinti di dormire poco e scopriamo che il problema è la qualità, non la quantità.

Vestiti comodi, se sai già che il percorso potrà includere la riflessologia plantare. Per il resto non serve nulla di particolare, e non devi arrivare "preparato" nel senso di informato: le pagine lette su internet a mezzanotte, quelle, puoi lasciarle a casa.

Quello che non succede

Non ricevi una diagnosi, perché la naturopatia non ne fa e non ne può fare. Non ti viene detto che cosa hai, non ti viene detto di sospendere o cambiare una terapia, non ti viene promessa una guarigione. Se durante il colloquio emerge qualcosa che merita l'occhio di un medico, te lo dico chiaramente e ti invito a parlarne con il tuo curante, senza girarci intorno. Vale sempre, e vale a maggior ragione per i sintomi comparsi da poco, per il dolore che non passa, per il calo di peso che non ti spieghi.

Il lavoro naturopatico si muove su un altro piano: abitudini, ritmi, alimentazione, gestione dello stress, sostegno con rimedi naturali. Sta accanto alla medicina, non al suo posto. Se un professionista ti fa capire il contrario, è il momento di alzarti e andare, e su questo ho scritto una guida onesta su come scegliere un naturopata che ti conviene leggere prima di affidarti a chiunque, me compresa.

Come finisce il primo incontro

Con qualcosa di concreto in mano, ma probabilmente non con tutto. Alla fine del colloquio ragioniamo insieme su due o tre cambiamenti sostenibili, quelli che puoi davvero reggere nella tua settimana reale, non nella settimana ideale di un altro. Se ti propongo di rivedere la colazione e tu la colazione la salti da quindici anni perché esci di casa alle sei, quella indicazione è carta straccia e lo sappiamo entrambi.

Da lì si sceglie la direzione. Può entrare il lavoro sui fiori di Bach quando il nodo è soprattutto emotivo, possono entrare gli oli essenziali, la riflessologia plantare, il sound healing. Sono strumenti diversi per persone diverse, e quale abbia senso per te si capisce dopo averti ascoltato, non prima. Il numero di incontri e i tempi li valutiamo insieme in base a come rispondi: chiedimeli pure in studio, perché una risposta uguale per tutti non esiste.

Se sei arrivato fin qui è perché stai già pensando di prenotare. Fai questa cosa stasera: apri le note del telefono e comincia a segnare sonno, pasti e cali di energia, da subito, anche se l'appuntamento non c'è ancora. Poi scrivimi dalla pagina contatti del sito e raccontami in due righe che cosa ti sta dando fastidio. Da lì partiamo.

Domande frequenti

Devo portare le analisi del sangue alla prima visita naturopatica?

Se ne hai di recenti, portale: aiutano a inquadrare il contesto generale e a capire dove il lavoro naturopatico non deve entrare. Non sono obbligatorie. Utile invece la lista aggiornata di farmaci e integratori che stai assumendo, anche solo fotografata.

Il naturopata mi dice che cosa ho?

No. La naturopatia non formula diagnosi e non sostituisce il medico: si occupa di abitudini, alimentazione, ritmi e gestione dello stress. Se emerge qualcosa che merita un approfondimento clinico, ti viene detto di parlarne con il tuo medico curante.

Il primo colloquio si può fare online?

Sì, il colloquio funziona bene anche a distanza, perché la parte centrale è l'ascolto e il racconto della tua giornata. Restano in presenza, nello studio di Colleferro, i trattamenti che richiedono il contatto, come la riflessologia plantare.

Continua la lettura